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Educare un bambino difficile

Educare un bambino difficile

Dietro ogni bambino difficile, c’è un’emozione che non sa esprimere

Nessun bambino è uguale all’altro, non possiamo sapere a priori quali siano le sue necessità per questo dobbiamo ricordarci sempre che ogni bambino ha un proprio talento da esprimere e se non trova intorno a sé un terreno adeguato per farlo, finirà per implodere.

Un bambino che non sa riconoscere le proprie emozioni usa metodi tutti suoi per esprimersi e spesso viene etichettato come “bambino difficile”; ma dietro un comportamento diseducativo si può nascondere una forma di disagio che non va assolutamente ignorata o, peggio etichettata in qualche modo, bensì accolta e ascoltata. 

Cosa si cela dietro gli atteggiamenti difficili del bambino

I bambini che hanno alle spalle eventi spiacevoli nella loro infanzia accumulano somatizzazioni e per difendersi si corazzano manifestando spesso atteggiamenti violenti, scontrosi, oppure si estraniano, si isolano, tanto da sembrare “difficili”, ma difficili, sono le situazioni e le circostanze che hanno vissuto. 

Può succedere che mamma e papà, confusi dall’atteggiamento del bambino, possano alzare la voce o cadere nella tentazione di assegnare castighi. In queste circostanze, castighi e litigi non fanno altro che rendere più intense le emozioni negative del bambino. Punizioni e ramanzine possono ledere l’autostima del bambino difficile e addirittura innescare un senso di frustrazione che con il passar del tempo potrebbe cronicizzarsi.

Ogni bambino si porta dietro il suo bagaglio emotivo, fin dalla nascita, anche se non ha molte esperienze di vita dirette, ha riempito il suo bagaglio con le impressioni di chi lo circonda. Un gioco di impressioni molto complesso, impossibile da decodificare ma la realtà è una: alcuni bambini necessitano di attenzioni più di altri e guai a negargliele!

Un bambino difficile non ha le risorse per elaborare e gestire un disagio emotivo. E’ troppo piccolo per acquisire l’autoconsapevolezza di “valere” nonostante qualche limite. 

Come bisogna comportarsi con un bambino difficile?

Innanzitutto bisogna riconoscere di avere un figlio che ha maggiori esigenze. Parliamo di bambini che piangano spesso, dormono meno del previsto, hanno reazioni esagerate agli eventi e possono passare dalla gioia (risate) al dolore (pianto) nel giro di pochi minuti. Questi bambini non sono“cattivi”e non vanno “strillati”, anzi, hanno bisogno di più sicurezze e di maggior sostegno.

Il mondo emotivo di un bambino difficile è ricco di emozioni quali paura, tristezza, solitudine, angoscia, rabbia e gelosia, emozioni codificate con atteggiamenti capricciosi e/o scatti d’ira. E’ necessario canalizzare queste emozioni in atteggiamenti positivi e qui il genitore deve rassicurare il bambino in modo permanente: il bambino deve diventare autonomo così da smettere di cercare continue attenzioni. Un bambino autonomo è in grado di fare richieste ai genitori senza rifugiarsi nel pianto o nascondersi dietro la rabbia.

Ecco qualche consiglio su come educare un bambino difficile

Far rispettare le regole a un bambino difficile è un compito arduo e faticoso, tuttavia le regole sono indispensabili nella vita dei bambini poichè servono a fargli avvertire i confini entro i quali muoversi ed è compito del genitore educare al benessere e alla comprensione emotiva.

Il potere del rinforzo positivo

Il rinforzo positivo è una strategia educativa che consiste nell’abbracciare un bambino quando fa qualcosa di sbagliato. In genere, quando un bambino fa qualcosa che non dovrebbe, il genitore ricorre a punizioni o sgrida il piccolo, ma questi atteggiamenti innescano reazioni ancor più negative nel bambino.

Il rinforzo positivo si base sul dialogo: avvicinatevi al piccolo e chiedetegli spiegazioni, usate un tono calmo ma molto determinato. Con altrettanta calma e determinazione dovrete spiegare al bambino perché ha sbagliato e mostrargli il modo corretto di agire. Con una punizione il bambino finirà per credere che lui è sbagliato senza capire il vero messaggio, cioè che solo il suo atteggiamento è stato sbagliato.

I bambini tendono a generalizzare, così ogni ramanzina è un affondo ancora più profondo nell’autostima in via di formazione del bambino: il bambino recepisce che la sua persona è sbagliata perché non arriva a scindere il giudizio che un genitore può avere su un singolo atteggiamento, dal giudizio che il genitore ha sull’intera sua persona.

Il circolo vizioso della Fiducia

Il bambino ha bisogno di sicurezza, deve poter credere nel genitore e deve sapere che il genitore crede in lui; deve capire che esistono dei limiti da non oltrepassare e dei compiti da svolgere e gli adulti hanno compiti da svolgere proprio come i bambini.

Impartire dei compiti e dare fiducia ai bambini, significa fargli capire che sono capaci di fare molte cose, significa incoraggiarli all’autostima e autonomia.

Intelligenza emotiva

Come ti senti? Cosa provi?Sono domande importanti da fare a un bambino. I bambini spesso finiscono per confondere le emozioni senza riuscire a capire l’origine di ciò che provano. Educare all’intelligenza emotiva significa coltivare autoconsapevolezza. In questo modo, i bambini potranno sfruttare il cosiddetto sfogo emotivo…. ma attenzione, lo faranno solo se non si sentiranno giudicati!

 

Liberamente tratto dalla rivista Psicoadvysor

Autore Ana Maria Sepe - Psicologa.

Allattamento: quando smettere?

Quando smettere di allattare

Allattamento prolungato: quello che c’è da sapere

L'allattamento prolungato non presenta nessuna controindicazione e svolge una funzione importante nella relazione madre-figlio

 
“Finché mamma e bambino lo desiderano” recita la raccomandazione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).
Non esiste un’età precisa in cui i bambini “devono” abbandonare il seno, lo fanno quando sono pronti o quando la mamma deciderà che è il momento nessuno deve interferire in questa scelta che è sempre e comunque da rispettare.
 
Solo una corretta informazione e un adeguato sostegno alle madri può permettere loro di fare scelte consapevoli, oltre ogni pregiudizio.

Quali sono i vantaggi dell’allattamento prolungato?

 
L’allattamento riduce il rischio di patologie nella mamma come l’osteoporosi, ma anche il tumore al seno e all’ovaio e il livello di questa protezione è proporzionale alla durata complessiva degli allattamenti di quella donna.
 
Per quanto riguarda il bambino, è sempre stato noto come il latte materno protegga i fragili neonati da pericolose infezioni, ma oggi sappiamo anche che riduce il rischio di insorgenza di numerose patologie immunomediate come la celiachia, il diabete, la sclerosi multipla, le allergie (anche se questo punto è ancora dibattuto).
 
È giusto che tutti i genitori abbiamo la possibilità di fare delle scelte consapevoli riguardo l’alimentazione dei loro piccoli e, una volta adeguatamente informati e supportati, intraprendano autonomamente il proprio cammino: la raccomandazione dell’OMS che recita «finché mamma e bambino lo desiderano».
Se l’equilibrio si spezza, se la madre veramente non lo desidera più, si cercano strategie per interrompere l’allattamento nel modo meno traumatico possibile.
 

I falsi miti

 
L’allattamento prolungato non danneggia il bambino, anzi, apporta numerosi guadagni di salute sia per il piccolo sia per la mamma.
 
Il bambino allattato a lungo non sarà un mammone per sempre anzi, quando sarà pronto a staccarsi, avrà un bagaglio importante di sicurezza e autonomia.
 
Il latte materno non perde sostanza con il passare dei mesi e degli anni, ma continua ad essere un importante apporto di liquidi e nutrienti.
 
Non esiste un’età precisa in cui i bambini devono abbandonare il seno, lo fanno quando sono pronti o quando la mamma deciderà che è il momento.
 
Autore E.Uga. Pediatra S. Andrea - Vercelli
Come correggere un comportamento sbagliato

comportamento sbagliato

Il bambino al quale si lascia licenza di comportarsi come gli pare non è un bambino libero, bensì un bambino abbandonato a se stesso e al mondo. I bambini hanno bisogno di sentire il limite, e si spingerano in là finchè non lo avranno raggiunto. Senza limiti le conseguenze negative non tarderanno a manifestarsi. Ma come intervenire in modo corretto quando è strettamente necessario? Ripondiamo a questa domanda basandoci sulla tecnica delle “tre zone” di Ginott. Ce ne parla John Gottman in “Intelligenza emotiva per un figlio“:

"Ginott, inoltre, suggerisce ai genitori di pensare a un sistema di regole basato su tre «zone» di comportamento: una zona verde, una zona gialla e una zona rossa. La zona verde comprende i comportamenti autorizzati e desiderati. È il modo in cui vogliamo che i nostri figli si comportino, e su cui diamo loro una totale libertà. La zona gialla è un comportamento che non è autorizzato, ma viene tollerato soltanto per due ragioni. La prima, quando può essere considerato un «margine d’errore per i principianti». Tuo figlio di quattro anni non può stare seduto tranquillo per tutta la funzione religiosa, ma ti aspetti che con il tempo migliori. La seconda il «margine d’errore per i tempi difficili». Un bambino di cinque anni dà in escandescenze quando ha il raffreddore. Un adolescente sfida l’autorità materna mentre i genitori divorziano. Potreste non approvare questo tipo di comportamenti, e dovreste farlo capire. Ma potete tollerarli, avvertendo vostro figlio che lo state facendo solo per le circostanze eccezionali. La zona rossa sono i comportamenti che non possono essere tollerati, senza nessuna eccezione. Tra questi ci sono le attività pericolose alla salute propria e degli altri. I comportamenti illegali, o quelli che voi considerate immorali, non etici o socialmente inaccettabili.

Nel definire le varie zone, bisogna tenere conto del fatto che alcuni comportamenti sgraditi sono però determinati dalla condizione infantile: non possiamo aspettarci che un bambino di cinque anni torni a casa col grembiule pulito. Dobbiamo pero aspettarci e chiedergli di non fare del male ai compagni e di non mancare di rispetto all’autorità dell’insegnante.

6 Consigli per scegliere il miglior cuscino allattamento per il tuo bambino

Cuscino allattamento

 

I cuscini per l'allattamento vengono realizzati in maniera speciale per aiutare le mamme che allattano. Sono disponibili molti modelli con fatture differenti, ma tutti sono studiati per aiutare le donne a sostenere il bambino nella posizione corretta durante la poppatae alleviano alla mamma la pressione sulla colonna vertebrale.

Valuta per quanto tempo dovrai allattare. 

Un cuscino di questo tipo è in qualche modo un investimento a lungo termine. Se ti piace usarlo e lo trovi utile per te e il bambino, lo puoi utilizzare finché non avrai finito di allattare; ricorda questo dettaglio quando procedi alla scelta.

  • Alcune madri allattano al seno solo per 3-4 mesi; in tal caso, scegli un cuscino corto, perchè è più semplice da gestire rispetto ad uno lungo, scomodo ed ingombrante.
  • Alcune donne decidono di prolungare il periodo di allattamento al seno. Se pensi di dare il latte al bambino per un paio di anni anziché per un paio di mesi, non ti preoccupare, man mano che il piccolo cresce, acquisisce anche un migliore controllo delle funzioni motorie ed è in grado di sostenere da solo la testa; il cuscino potrebbe non essere necessario per supportare un bambino che ha più di un anno d'età.

Valuta la forma e l'adattabilità. 

Le dimensioni del bambino non sono l'unico fattore che devi considerare quando scegli un cuscino per l'allattamento; devi anche tenere in conto la tua corporatura e silhouette, per essere sicura che si adatti bene al tuo corpo.

  • I cuscini per l'allattamento sono disponibili in varie forme: a "C", a "O" oppure a mezzaluna. I modelli a "C" sono in genere quelli considerati "universali" e si adattano bene alla maggior parte delle conformazioni fisiche delle mamme, pur garantendo un supporto adeguato al braccio materno.
  • I cuscini a "O" avvolgono completamente il busto e si rivelano molto utili per le madri che hanno bisogno di un sostegno maggiore dopo la gravidanza, a causa di qualche complicazione o di un parto cesareo.
  • I modelli a mezzaluna abbracciano la parte laterale del busto sono particolarmente scomodi sopratutto per le madri di corporatura piccola, perché i lati potrebbero cadere sullo schienale della sedia, sul divano o sulla superficie su cui ci si siede. 

Evita le cinghie. 

Si tratta di un elemento aggiuntivo molto popolare, costituito da una serie di cinghie dotate di fibbie che permettono di tenere il cuscino più vicino al corpo.

  • Lo svantaggio maggiore è dato dalla difficoltà di mettere e togliere le fibbie stesse. L'allattamento è un momento poco prevedibile; il neonato potrebbe avere dei problemi, per esempio potrebbe rigurgitare. Potrebbe essere necessario rivolgere l'attenzione ad altri bambini o agli animali domestici, il che significa che devi interrompere la poppata per un momento; la presenza delle cinghie potrebbe quindi ritardare le tue reazioni in queste situazioni.

Accertati che sia facile da pulire. 

I cuscini per l'allattamento si sporcano in fretta; i neonati vomitano o hanno altri "incidenti" che macchiano le superfici. Acquista un modello che sia semplice da lavare.

  • Quelli che rispettano questa caratteristica sono dotati di fodera removibile, lavabile in lavatrice.
  • Per evitare problemi di allergie scegli sempre prodotti in fibre naturali per il tuo bambino, come quella anallergica di bambù.
  • Alcuni cuscini hanno delle imbottiture in gommapiuma che possono essere lavate a mano e poi stese ad asciugare. 
  • Anche i materiali di cui sono composti i cuscini svolgono un ruolo importante sulla facilità di pulizia. 
  • Evita imbottiture di farro o camomilla perchè a lungo andare emettono un cattivo odore.

Consigli:

  • Rilassa i muscoli del braccio quando allatti con il cuscino, per evitare la sindrome del tunnel carpale.
  • Se il cuscino non è dotato di una fodera rimovibile, puoi usare una coperta per proteggerlo dalle macchie.

Avvertenze:

  • Non lasciare il bambino incustodito sul cuscino per l'allattamento.
Intelligenza dei bambini

Intelligenza

 

 

È pensiero comune che in ogni campo della vita – la scuola, lo sport, il lavoro – esistano soltanto due direzioni: il fallimento, tipico delle persone ritenute scarse, e il successo, appartenente a chi ha da sempre una marcia in più.

In un determinato ambito, alcuni ottengono grandi risultati mentre altri restano indietro. E, da sempre, questi ultimi vengono abituati all’idea che in fondo non hanno colpe perché, semplicemente, non hanno attitudine per quel preciso sport o strumento musicale, sono negati in una certa attività. I migliori, quelli che riescono brillantemente nelle competizioni, nei test e nelle sfide, invece, sono coloro che hanno una dote naturale.

Di fronte a una simile constatazione dei fatti, quindi, sorge spontanea una domanda: esiste davvero il talento innato oppure è una giustificazione? Quelli che hanno successo sono solo fortunati per la loro capacità oppure dietro ogni vittoria risiede un lungo percorso di impegno e sacrifici? E quelli che non ce la fanno, invece, sono semplicemente incapaci oppure avrebbero dovuto fare di più?

A dircelo è la psicologa americana Carol Dweck, laureata al Barnard College e con un dottorato di ricerca conseguito a Yale. Attualmente ha una cattedra di Psicologia a Stanford, ma in passato ha insegnato nella Columbia University, a Harvard e presso l’Università dell’Illinois.

Nella sua carriera incentrata sugli studi di Psicologia, la Dweck si è specializzata sul cosiddetto mindset, la forma mentis. I suoi studi e il suo libro – nella versione italiana Mindset. Cambiare forma mentis per raggiungere il successo – sostengono che è come si affronta una sfida a determinare i nostri risultati.

Cos’hai imparato oggi? Quale sbaglio hai fatto che ti ha insegnato qualcosa? In cosa ce l’hai messa tutta oggi?

È così che la professoressa Dweck spinge il proprio pubblico di lettori a fare di più, a cogliere le sfide come un’occasione di crescita.

Tutto ciò di cui le persone hanno bisogno è sapere di potercela fare e di non essere seconde a talenti che saranno sempre un pizzico avanti. I passi si fanno con le proprie gambe, certamente con il supporto di qualcun altro, ma senza lasciarsi portare sulle spalle, perché permettere ciò significa credere di non essere in grado di raggiungere un traguardo con le proprie forze. Ed è soltanto una grandissima bugia.

D'altra parte scrive la Dweck:

La lode è strettamente collegata al modo in cui i bambini valutano la loro intelligenza. Se vengono lodati di continuo perché sono intelligenti di natura, talentuosi, o dotati (vi suona familiare?), sviluppano la cosiddetta mentalità “fissa” (la loro intelligenza è un fatto acquisito, ce l’hanno e basta). Al contrario, i bambini a cui viene detto che la loro intelligenza può essere sviluppata attraverso l’impegno e l’istruzione sviluppano una mentalità “di crescita” (possono sviluppare le loro abilità perché lavorano e si impegnano molto).

Le ricerche di Dweck mostrano che i bambini che hanno una mentalità fissa, a cui è stato detto di continuo che sono intelligenti, tendono a interessarsi prima di tutto a come verranno giudicati: intelligenti o non intelligenti. Hanno paura se devono impegnarsi troppo, perché impegnarsi li fa sentire stupidi. Credono che, se si hanno le capacità, non c’è bisogno di sforzarsi. E dal momento che è stato sempre detto loro che hanno le capacità, temono che se devono impegnarsi davvero sforzandosi per fare una cosa, perderanno il loro status di “intelligenti”.

I bambini con una mentalità di crescita, invece, tendono a interessarsi all’apprendimento. Coloro che sono stati incoraggiati incoraggiati a concentrarsi sui propri sforzi piuttosto che sulla loro intelligenza considerano l’impegno come una cosa positiva, che stimola la loro intelligenza e la fa crescere. Davanti a un insuccesso, si impegnano ancora di più e cercano nuove strategie di apprendimento piuttosto che arrendersi. Ecco il paradigma della resilienza“.

 

L’intelligenza è la nostra posizione lungo un percorso, non è statica, cresce e si evolve con il bambino. Se adottiamo questa visione, successi ed insuccessi dei nostri bambini assumono una prospettiva molto, molto diversa. 

Una tecnica pratica per portare a casa questa mentalità di crescita è la tecnica del “non ancora”

 

 

Errori: come comportarsi con i bambini senza umiliarli

 

Come approcciare l’errore (che è fondamentale e onnipresente) senza umiliare i bambini?

Riportiamo qui alcuni consigli tratti dal libro di Maria Montessori La mente del bambino, Garzanti, 1999 (ed. originale 1948)

Che cosa significano le correzioni sul quaderno dei compiti? Significa segnare dieci o zero! Come può rappresentare una correzione lo zero? Allora l’insegnante dice: Fate sempre gli stessi errori; non ascoltate quando io parlo; sarete bocciati agli esami. Tutte le note nei quaderni, e le osservazioni delle maestre producono una riduzione dell’energia e dell’interesse. Dire: sei cattivo o sei stupido, è umiliante; è insulto e offesa, ma non correzione, perché il bambino, per correggersi deve migliorare, e come può migliorare se è già sotto la media, e oltre a ciò viene umiliato?

Così, meglio sarà avere verso l’errore un atteggiamento amichevole e considerarlo come un compagno che vive con noi ed ha un suo scopo, perché veramente ne ha uno. Da qualunque parte si guardi, troveremo sempre il Signor Errore! Se vogliamo andare verso la perfezione, conviene stare attenti agli sbagli perché la perfezione verrà solo correggendoli e bisogna guardarli alla luce del sole, bisogna ricordarsi che essi esistono come esiste la vita stessa“.

Noi raggiungiamo dunque un principio scientifico che è anche un principio di verità, il controllo dell’errore. Qualunque cosa sia fatta nella scuola da insegnanti, da bambini o da altri, ci sono sempre errori. Nella vita della scuola deve entrare il principio che non è importante la correzione, ma il controllo individuale dell’errore, che ci dice se abbiamo ragione o no“.

Ricordiamoci sempre che la valutazione non deve tradursi in un giudizio, ma in uno strumento capace di far emergere le potenzialità.

FONTI

M. Montessori, La mente del bambino, Garzanti, 1999 (ed. originale 1948)

Il ranocchio sordo

Ranocchio

 

C’era una volta una gara …..di ranocchi
L’obiettivo era arrivare in cima a una gran torre.
Si radunò molta gente per vedere e fare il tifo per loro.
Cominciò la gara.

In realtà, la gente probabilmente non credeva possibile che i ranocchi raggiungessero la cima, e tutto quello che si ascoltava erano frasi tipo:
“Che pena !!! Non ce la faranno mai!”

I ranocchi cominciarono a desistere, tranne uno che continuava a cercare di raggiungere la cima
La gente continuava : “… Che pena !!! Non ce la faranno mai!…”
E i ranocchi si stavano dando per vinti tranne il solito ranocchio testardo che continuava ad insistere.
Alla fine, tutti desistettero tranne quel ranocchio che, solo e con grande sforzo, raggiunse alla fine la cima.

Gli altri volevano sapere come avesse fatto.
Uno degli altri ranocchi si avvicinò per chiedergli come avesse fatto a concludere la prova.
Fu così che scoprirono…
che era sordo !

Morale: non siate negativi con i vostri bambini e non dite loro che non ce la faranno
ancor prima che ci abbiano provato perchè prima o poi vi crederanno...
Luci notturne: vanno bene?
 
 
 
Quali sono i colori che meglio conciliano il sonno del bambino?
Una luce notturna soffusa nella stanza può aiutare il bambino a sentirsi al sicuro durante la notte, consentendogli gradualmente di abituarsi al buio. Questo permetterà anche a voi di orientarvi nella camera di notte, evitando di inciampare sui giocattoli quando andate a controllare il bimbo.
 
Attenzione però alle luci blu...
 
Fra i primi a notare l’effetto negativo del blu sulla produzione di melatonina, in uno studio pubblicato su Journal of Neuroscience già nel 2001, è stato un gruppo di ricercatori statunitensi, che ha misurato i livelli dell’ormone nel sangue di 72 volontari, esposti fra le due e le tre di notte a luci di diverse lunghezze d’onda. Qualche anno più tardi, con un esperimento simile, Charles Czeisler, della Harvard Medical School di Boston (Usa), ha anche quantificato il fenomeno, verificando che sotto una luce blu pura la produzione di melatonina risultava dimezzata rispetto a quella che si registrava con una luce verde. A marzo di quest’anno, Czeisler ha poi pubblicato uno studio in cui si dimostra che a tarda sera anche un’illuminazione di media intensità, come quella di un normale soggiorno, inibisce la sintesi dell’ormone che induce il sonno, seppure in modo meno marcato rispetto alle luci più forti.
 
 
Ne è risultato che sotto una luce blu pura la produzione di melatonina risultava dimezzata rispetto a quella che si registrava con una luce verde. A marzo di quest’anno, Czeisler ha poi pubblicato uno studio in cui si dimostra che a tarda sera anche un’illuminazione di media intensità, come quella di un normale soggiorno, inibisce la sintesi dell’ormone che induce il sonno, seppure in modo meno marcato rispetto alle luci più forti.
 
Quali sono quindi i colori da scegliere per l'illuminazione delle camerette?
 
Per scongiurare notti infernali, alcune semplici regole permettono di limitare l’effetto negativo dell’illuminazione artificiale.
- Preferire le luci poco intense nelle ore serali; scegliere possibilmente lampadine con colori caldi che si spengono automaticamente dopo alcuni minuti;
- Utilizzare piccole luci soffuse se ci si alza di notte
- Non andare a dormire troppo tardi;
- Limitare la televisione
- Spegnere gli smartphone nel periodo che precede il riposo notturno.
 
Lo sviluppo del bambino attraverso il movimento
 
Bambini in movimento
 
 
 
Ormai tutti gli studiosi dello sviluppo infantile sono concordi nel considerare i primi 3 anni di vita come il perioro più importante in assoluto per la formazione dell'individuo.
In particolare Maria Montessori definì i primi 2 anni "un'epoca di fatica e di costruttività". E' il periodo sensitivo dell'ordine, in cui è fondamentale che tutto abbia un posto nell'ambiente, il periodo dell'attenzione ai minimi dettagli, e dell'osservazione paziente ed attenta.
E' il periodo del movimento, nel quale il bimbo si muove instancabilmente, vuole camminare, e camminando impara a coordinare il movimento degli arti superiori ed inferiori, il periodo in cuio desidera trasportare oggetti pesanti e lo fa infaticabilmente finchè non è stanco. E' l'età del "massimo sforzo".
E' importante non interrompere il bambino in questi suoi esercizi (dicendogli frasi del tipo "Sei troppo piccolo", "Ti fai male", o "E' troppo pesante per te") finchè non costituiscono un pericolo per la sua incolumità, pertchè altrimenti egli non riesce a portare a termine il suo ciclo di attività e questo provoca deviazioni, a lungo termine, quakli perdita della concentrazione, della determinazione e della perseveranza.
 
In particolare "all'età di 2 anni il bambino ha un estremo bisogno di camminare. Può camminare per due o tre km s se una parte della strada è in salita meglio!, la parte più difficile è sempre quella più interessante!
 
Il bambino non si propone di andare in qualche posto: ha solo voglia di camminare e per aiutarlo veramente l'adulto deve seguire il bambino e non pretendere che cammini svelto come lui...
 
Il bambino cammina con gli occhi non meno che con le gambe. Ciò che lo fa avanzare è la vista delle cose interessanti che sono attorno a lui.
Cammina finchè vede un agnello che pascola: allora è attirato dallo spettacolo e si ferma a guardarlo. Soddisfatto di questa esperienza continua a camminare, vede un fiore e si siede lì accanto per odorarlo.... in questo modo può percorrere dei chilometri pieni di brevi fermate e interessanti scoperte"
M. Montessori "Educazione per un mondo nuovo"
 
Al bambino non interessa guardare le vetrine o fare in fretta perchè i negozi chiudono, e si annoia ad essere trasportato in un passeggino. Per lui ogni viaggio se pur piccolo è una scoperta. Il bambino è un essere in movimento. "Lo sviluppo della sua mente avviene attraverso il movimento ed i sensi. "
 
M. Montessori - La mente assorbente.
In inverno far giocare i bambini all’aperto fa bene alla salute

Bambini malati inverno

 

Non esiste il tempo "cattivo" ma il cattivo abbigliamento diceva Maria Montessori...

In primavera e in estate è un tripudio di mamme ai giardinetti e di bambini sui campi da calcio, di basket o in bicicletta al parco. In inverno, le mamme tendono a "rinchiudere" i piccoli in casa anche dopo l'asilo o la scuola, con il timore che il freddo possa portarli ad ammalarsi con più frequenza.

Gli stessi pediatri invitano a portar fuori persino i bimbi più piccoli (neonati, per esempio) anche quando fa freddo, avendo l'accortezza di prendere le adeguate precauzioni in merito alla scelta dell'orario di uscita e della tipologia di abbigliamento.

I benefici dell'aria aperta

Diversi sono i benefici del portare fuori i bambini anche nella stagione più fredda:

1 - si dà pla ossibilità ai bambini di esplorare la natura anche d'inverno

2 - si divertono e hanno modo di combattere efficacemente la sedentarietà tipica della stagione invernale, evitando ore passate davanti alla televisione o tra le mura domestiche.

3 - se coperti in modo adeguato e portati fuori nelle ore centrali della giornata, sono meno esposti agli agenti infettivi di quanto non lo siano invece in luoghi non areati, come le comunità in cui i bimbi trascorrono comunque buona parte della loro giornata (asili, scuole ma anche la stessa famiglia, se vi sono persone malate).

4 - correre, saltare, andare in  bici...sono tutte attività fattibili anche in inverno e persino se nevica. Anzi, con la neve tende a diventare tutto magico e sarebbe un vero peccato privare i bambini del piacere di inzupparsi per la paura che si ammalino.

Ciò che conta, ovviamente, è saperli vestire in modo adeguato e con abbigliamento "tecnico", utilizzando per i più piccoli sacchi termici come Igloo, all'esterno antipioggia e allìinterno in velluto di bambù, un materiale termico che da calore lasciando respirare la pelle ed evitando che il bimbo sudi.

Anche la Sitip, Società Italiana di Infettivologia Pediatrica, sottolinea l'importanza del gioco all'aperto per i bambini anche in inverno.

Per la cultura nordeuropea, è assolutamente naturale far giocare e correre i piccoli nella neve o sotto la pioggia anche tutti i giorni. Proprio dal punto di vista della salute, il gioco all'aperto e il movimento hanno il potere di rinforzare il sistema immunitario dei bambini contro l'aggressione di virus e batteri.

Come coprire i bambini in inverno

L'abbigliamento, riveste un ruolo chiave e va scelto con cura e in riferimento all'età dei piccoli, oltre che al tipo diattività svolta fuori casa: ovviamente c'è differenza, tra un bimbo di pochi mesi che resta seduto o sdraiato nel passeggino e bambini più grandi che praticano sport o semplicemente si rincorrono al parco. In linea generale, nei primi anni di vita è necessario coprire un po' di più i piccoli proprio perché la capacità di termoregolazione è minore, megliio quindi scegliere materiali che aiutano la termoregolazione come la lana merino e il bambù evitando tessuti tecnici che bloccano la trqaspirazione.

Per tutti i bambini grandi e piccoli, risultano sempre indispensabili accessori come lo scalda collo, una sorta di sciarpa cucita in modo da formare un tubolare, più semplice per loro da indossare che gli consente una certa autonomia nel metterlo e toglierlo, cuffia e guanti. Questi capi di abbigliamento, spesso rifiutati dai bimbi, vanno invece utilizzati sempre al fine di evitare otiti fastidiose, bronchioliti o peggio, bronchiti.
A sottolinearlo sono proprio i pediatri della Sitip. Questi ultimi consigliano anche di porre particolare attenzione agli indumenti bagnati, con la neve o la pioggia, sostituendoli subito. Per questi motivi, è sempre bene optare per un abbigliamento tecnico e a cipolla, oltre che ricordarsi di portare con sé sempre un cambio per le parti più "a rischio" (guanti, calze e pantaloni, per esempio).

Come evitare contagi quando si stà al chiusio?

I pediatri (membri della Sitip) sottolineano l'importanza di arieggiare almeno due volte al giorno gli ambienti chiusi, di non esporre i bimbi al fumo passivo né ad adulti che non stanno bene, di concedersi momenti di vacanza in mezzo alla natura (magari al mare, al lago o in collina).

Il giusto equilibrio tra attenzione e libertà rappresenta la ricetta giusta per assicurare ai bambini una buona salute e divertimento sano in tutta sicurezza.